{"id":14096,"date":"2021-08-22T19:07:21","date_gmt":"2021-08-22T17:07:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimonava.it\/?p=14096"},"modified":"2021-08-22T20:02:23","modified_gmt":"2021-08-22T18:02:23","slug":"memorie-di-afghanistan-la-tomba-degli-imperi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimonava.it\/?p=14096","title":{"rendered":"Memorie di Afghanistan. La tomba degli imperi"},"content":{"rendered":"<div>\n<p class=\"Default\">Kabul, giugno 1987<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Nel 1984 l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Armata Rossa conta 150 mila uomini e, come gli americani in Vietnam, pratica la politica della terra bruciata. Centinaia di migliaia di afgani lasciano il Paese. Quando i russi cominciano il ritiro, nel 1989, <span lang=\"FR\">avevano perso<\/span> sul campo 15 mila soldati. Sull<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>aereo che mi portava dalla capitale sovietica a Kabul, i funzionari russi, di solito taciturni e riservati, volentieri spiegavano il tentativo di Gorbaciov. A Kabul, l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ambasciatore russ<span lang=\"FR\">o mi illustr\u00f2<\/span> le tappe dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>imminente ritiro dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Armata rossa. <strong>All<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>orizzonte, non c<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>era per\u00f2 <span lang=\"FR\">l<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>indipendenza<span lang=\"FR\"> dell\u2019Afghanistan. C\u2019erano &#8211; come oggi &#8211;<\/span> i signori della guerra, pronti a riprendersi territorio e traffici, e il regime dei talebani, che in pochi mesi avrebbe fatto dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span><span lang=\"NL\">Afghanistan l<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>unico Paese al mondo in cui il fondamentalismo islamico sia arrivato al <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>potere.<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span lang=\"FR\">Negli<\/span> anni Ottanta<span lang=\"FR\">, agli occhi dell\u2019Occidente, <strong>i<\/strong><\/span><strong> guerriglieri mujahiddin<\/strong><span lang=\"FR\"> &#8211; senza distinguere<\/span> fra patrioti e fondamentalisti islamici, fra briganti e mercanti di droga,<span lang=\"FR\"> &#8211; rappresentavano la <\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span><strong>Resistenza<span lang=\"FR\">\u201d all<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Orso sovietico,<\/strong> al potere imperiale di Mosca che aveva organizzato colpi di Stato, sostenuto regimi sanguinari e invaso il Paese nella logica dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>aiuto <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span>fraterno<span lang=\"FR\">\u201d<\/span>. \u00a0Aprendo i discorsi ufficiali in nome di Allah e recitando il Corano, il nuovo leader<span lang=\"FR\"> imposto da Mosca, Mohammad Najibullah, a met\u00e0 <\/span>degli anni Ottanta, aveva pragmaticamente stravolto <span lang=\"FR\">la \u00ab<\/span>Rivoluzione\u00bb socialista avviata dal suo predecessore Babrak Karmal e difesa, dal Natale del &#8217;79, da centocinquantamila soldati dell&#8217;Armata Rossa. <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span><span lang=\"FR\">Najib\u201d <\/span>sembrava aver capito che le <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>trasformazioni\u00bb sociali erano state imposte in nome di un&#8217;ortodossia marxista assolutamente estranea al Paese. <span lang=\"FR\">La strategia del consenso era evidentemente\u00a0<\/span>concordata con il Cremlino. <strong>Mohammad Najibullah <span lang=\"FR\">era l<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ultima possibilit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di pacificare l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Afghanistan<\/strong>, piegare la resistenza armata, mantenere il Paese nella sfera d<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>influenza<span lang=\"FR\"> sovietica<\/span>. In cambio venivano fatte concessioni alle tradizioni e alla religione.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">La resistenza nazionalista, <span lang=\"FR\">i<\/span> patrioti come il comandante Massoud (ucciso alla vigilia degli attentati dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>11 settembre a New York) e<span lang=\"FR\"> i<\/span><strong><span lang=\"ES-TRAD\"> mujhaiddin<\/span><\/strong><span lang=\"FR\"> che<\/span> <strong>avevano ricevuto armi dagli Stati Uniti<\/strong> e<span lang=\"FR\"> resistito all<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Armata Rossa<span lang=\"FR\"> furono<\/span> travolti dalle divisioni interne e dalle lotte tribali, alimentate dai traffici di droga e da interessi esterni al <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span>grande gioco<span lang=\"FR\">\u201d <\/span>per la dominazione dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span><span lang=\"FR\">Afghanistan. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Un gioco cominciato nel 1838, con la dominazione della Gran Bretagna, in concorrenza con la Russia degli Zar.<span lang=\"FR\"><strong> Dopo l\u2019impero britannico, toccava all\u2019impero sovietico l&#8217;umiliazione della storia. E oggi tocca all\u2019America<\/strong>.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Giustamente, l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span><span lang=\"NL\">Afghanistan <\/span>\u00e8 stato chiamato il <strong>Paese della guerra eterna<\/strong><span lang=\"FR\">, come si vede in queste settimane dopo il ritiro delle forze<\/span> della Nato<span lang=\"FR\">. Intanto la produzione di eroina \u00e8<\/span> tornata ai livelli degli anni Novanta<span lang=\"FR\">,<\/span> due terzi della produzione mondiale. <span lang=\"FR\">L\u2019intervento militare della Nato<\/span> e l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>eliminazione dei talebani furono considerati dalla Comunit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>internazionale la risposta legittima agli attentati di New York.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Massoud amava citare un vecchio proverbio persiano : <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span>Tutte le tenebre del mondo non possono tutte insieme spegnere la luce di una piccola candela.<span lang=\"FR\">\u201d <\/span>Al suo amico e fotoreporter Reza, Massoud <span lang=\"FR\">spiegava cos\u00ec<\/span> il quadro strategico : <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span>Le compagnie petrolifere americane vogliono controllare oleodotti e gasdotti che collegano il nuovo eldorado dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>energia, il Caspio. Non potendosi fidare dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Iran, dopo l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ascesa degli ayatollah, hanno bisogno del controllo dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Afghanistan e del Pakistan. La CIA e l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>esercito pakistano hanno messo in pratica un grande programma di armamento e addestramento ideologico dei nostri poveri figli che popolano i campi profughi in Pakistan. L<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>indottrinamento nel segno dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Islam conquistatore \u00e8 alla base del potere dei talebani. Non bisogna dimenticare che Bin Laden \u00e8 stato un agente della CIA. Ricevette dalla CIA armi e addestramento. I fondi arrivavano da uno dei grandi alleati degli Stati Uniti, l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Arabia Saudita.<span lang=\"FR\">\u201d <\/span>Nel grande gioco, Massoud, che chiamavano il leone del Pandjshir non poteva che rimanere stritolato.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Ahamad Shah Massoud nasce nel 1953, quando comincia il capitolo pi\u00f9 tormentato della storia del suo Paese. Il primo ministro Daoud detronizza il Re Zaher, proclama la repubblica e avvicina Kabul alla sfera sovietica. Il partito popolare afgano, d<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ispirazione comunista, <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>organizza nel 1978 un colpo di Stato e fa uccidere Daoud. <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>La stabilit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>del Paese \u00e8 in pericolo per le forti resistenze interne al nuovo regime. Nel dicembre 1979 arriva un primo contingente di 25 mila soldati sovietici. E<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019 <\/span>un gigantesco ponte aereo quello che viene organizzato la notte di Natale. Ma i doni che vengono scaricati dalla pancia degli <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span><span lang=\"FR\">Antonov\u201d <\/span>sono centinaia di soldati ben equipaggiati che circondano Kabul, mentre dal confine sono in marcia i blindati verso la capitale. Il presidente Amin viene deposto e sommariamente giustiziato. Da Mosca arriva Brabrak Karmal, il nuovo uomo forte di stretta osservanza sovietica. I<strong> russi se ne andranno dieci anni dopo, lasciandosi alle spalle il senso della sconfitta, il rimorso di una sporca e inutile guerra neocoloniale che avrebbe prodotto un milione di morti in un popolo di quattordici milioni e un numero imprecisato di profughi.<\/strong> Il Paese dissanguato, in rovina, <span lang=\"FR\">era <\/span>disseminato di mine che avrebbero decimato un<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>intera generazione di donne e bambini. Nei campi profughi in Pakistan e Iran si addestravano i volontari della guerriglia, nella quale si sarebbe ben presto inserito il germe del fondamentalismo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Il leone del Pandjshir v<span lang=\"FR\">err\u00e0<\/span> identificato come il grande condottiere liberatore del Paese, il capo militare che ha cacciato i sovietici. Per un breve periodo, Massoud riesce a prendere il controllo della capitale e a formare un governo che rappresenta diverse fazioni. Ma l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>alleanza va in pezzi per le rivalit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>fra i vari capi e di fatto apre le porte ai talebani. Nel novembre del 1994, i talebani marciano dal Pakistan verso Kandahar, la terza citt<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>del Paese. Con loro ci sono decine di migliaia di profughi afgani e volontari pakistani. Due anni dopo conquistano Kabul. Massoud torna alla clandestinit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>e alla resistenza armata, ma ormai controlla poco meno del 10 per cento del territorio.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Il 16 dicembre 1996 viene pubblicato un editto delle nuove regole della societ<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>afgana: proibite le musicassette, obbligatorio il velo per le donne e la barba per l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>uomo, distrutti gli aquiloni, proibito possedere fotografie, proibite danze e canti ai matrimoni, proibita la magia. Ogni trasgressione veniva punita con il carcere, le bastonate, la morte.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Nel marzo del 2001, i talebani distruggono le gigantesche statue di Buddah, rinnovando la tradizione secondo la quale la guerra di conquista prevede la distruzione della memoria e della cultura. Anche Najib fu travolto. Il suo corpo e quello di suo fratello vennero appesi sulla piazza di Kabul e a molti, in Occidente, simboleggi\u00f2 la fine di un ultimo servo dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>impero sovietico. <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span>Ha ucciso molta gente, era contro l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Islam ed era comunista. E<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019 <\/span>ovvio quello che gli \u00e8 capitato<span lang=\"FR\">\u201d<\/span>, disse un leader talebano dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>epoca, il mullah Mohammad Rabbani. Negli ultimi due anni viveva protetto nella sede delle Nazioni Unite. Nonostante tutto non aveva voluto lasciare il Paese. <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>Eppure Najib aveva tentato davvero un <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>processo di riconciliazione nell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>interregno fra la partenza dei sovietici e l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>avanzata di Massoud. Era considerato anche lui un uomo degli <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span><span lang=\"FR\">stranieri\u201d<\/span>, parola che per ogni afgano, di qualsiasi trib\u00f9 o tendenza politica, significa pericolo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span lang=\"FR\">E<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019 <\/span>impossibile scoprire l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Afghanistan senza viverci per molti anni. Quello che conobbi io, \u00e8 soltanto una piccola parentesi durante gli ultimi mesi dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>occupazione sovietica: quella in cui Najib tentava di farla dimenticare.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">La religione musulmana non era stata messa in discussione nemmeno dai predecessori, ma nei sogni della <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Rivoluzione socialista\u00bb doveva lasciare il passo a pi\u00f9 o meno credibili forme di progresso: l&#8217;emancipazione della donna, la laicit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>dello Stato, le organizzazioni giovanili e operaie di ispirazione marxista, insomma le <span lang=\"FR\">\u00abforme<\/span>\u00bb di una societ<span lang=\"FR\">\u00e0 socialista.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Nell<span lang=\"FR\">\u2019\u00abera Najib<\/span>\u00bb, il ministero degli affari religiosi era gi<span lang=\"FR\">\u00e0 \u00a0<\/span>tornato ad essere una delle chiavi del potere a Kabul. E l&#8217;Afghanistan tornava ad essere uno Stato islamico, con la legge coranica che avrebbe presto regolato ogni aspetto della vita civile, tribunali compresi.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">La propaganda sottolineava la costruzione di 230 nuove moschee e il restauro di oltre mille centri di culto, nonostante la guerra e le scarse risorse del Paese. Ai pellegrini che volevano recarsi alla Mecca veniva concesso un prestito a fondo perduto e 14 milioni di dollari vennero spesi per questi <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>viaggi organizzati\u00bb. La marcia indietro era arrivata al punto da far riapparire a capo coperto, nelle cerimonie pubbliche, le donne che erano state inserite a vari livelli dell&#8217;apparato.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Il paradosso, il gioco degli opposti, il rovesciamento di posizioni erano evidenti. Un governo debole, e sostenuto da Mosca, doveva minare alla base i principi della Rivoluzione per riconquistare il consenso della gente. Ma la <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Rivoluzione negata\u00bb spingeva l&#8217;Afghanistan proprio nella direzione opposta a quella in cui volevano condurlo gli <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>innovatori\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span lang=\"DE\">All<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Holiday Inn, dove i giornalisti venivano alloggiati e dove il men\u00f9 <span lang=\"FR\">d<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ispirazione italiana non era stato cambiato dal nessun regime (spaghetti e pizza), il nuovo leader esaltava<span lang=\"FR\"> nelle conferenze stampa le \u00ab<\/span>cifre della pace\u00bb: sessantamila profughi rientrati, seimila oppositori usciti di prigione, venticinquemila controrivoluzionari passati dalla parte del governo, l&#8217;autonomia restituita a oltre un migliaio di villaggi.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">La resistenza ovviamente contestava queste cifre. Secondo un&#8217;opposizione ancora imbavagliata, centinaia di detenuti politici erano ancora nelle famigerate carceri di Kabul che, inutilmente, avevo chiesto di visitare. La gente non credeva a Najib. L&#8217;Unione Sovietica, proprio nel momento in cui proclamava di voler ritirare al pi\u00f9 presto le truppe di occupazione, era costretta a restare almeno fino a quando il governo di Najib non avesse guadagnato un po&#8217; pi\u00f9 di consenso e a sostenere l&#8217;esercito regolare contro una guerriglia che, proprio in questa fase cos<span lang=\"FR\">\u00ec <\/span>delicata, aveva ricevuto il massimo dell&#8217;aiuto economico e militare dagli Stati Uniti.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span class=\"Nessuno\"><span lang=\"FR\">A<\/span><\/span><span lang=\"FR\"> Kabul, il <\/span>campus universitario era presidiato dai soldati con il mitra come tante zone importanti della capitale. Ma all&#8217;interno, fra i giardini e i viali alberati, si respirava un po&#8217; di quella pace sognata dalla grande maggioranza degli afgani. Gli studenti passeggiavano con i libri sottobraccio e discutevano in circolo, sull&#8217;erba. Le ragazze aprivano gli ombrellini per ripararsi dal sole. Gonne a fiori, jeans e magliette americane. Nessuna portava lo tchador o <span lang=\"FR\">il<\/span> burka cos<span lang=\"FR\">\u00ec <\/span>diffusi fuori del campus, ma nessuna camminava con un ragazzo a fianco.<span lang=\"FR\">\u00a0<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">L&#8217;Afghanistan di allora era il ritratto di questi giovani: una modernizzazione lentissima, l&#8217;attaccamento alle radici e alla tradizione, la paura negli occhi, la poca fiducia in un futuro <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>gestito\u00bb dal governo di Najib. Meno del dieci per cento della popolazione era iscritto al partito unico. Quasi nessuno era caduto nell&#8217;equivoco di scambiare una societ<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>collettivistica con il futuro. Equivoco alimentato d<span lang=\"FR\">all\u2019<\/span>impulso dato all&#8217;istruzione e all&#8217;alfabetizzazione, dai soggiorni sovietici per i pi\u00f9 meritevoli, dai professori cubani e tedeschi orientali, dagli <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>incoraggiamenti\u00bb all&#8217;abito occidentale, dall&#8217;inquadramento per associazioni sportive, culturali, paramilitari dove i figli di pastori analfabeti venivano travestiti da improbabili boy scouts comunisti. <span lang=\"FR\">Quel<\/span> periodo aliment<span lang=\"FR\">\u00f2 l<\/span><span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>illusione di un futuro migliore, come<span lang=\"FR\"> vent\u2019anni dopo il fragile tentativo<\/span> di Karzai<span lang=\"FR\"> con l\u2019appoggio dell\u2019Occidente. La storia si ripete. \u00a0<\/span>Incontrai studenti <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>che amavano le canzoni italiane, con Al Bano e Raffaella Carr<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>in testa nella hit parade delle musicassette in vendita al bazaar. Anche se non le ascoltavano insieme. Discoteche e locali pubblici non erano mai esistiti e nessuno era nello stato d&#8217;animo di organizzare festicciole in casa. <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>E&#8217; troppo pericoloso uscire la sera. Comunque la famiglia non lo permetterebbe nemmeno in tempo di pace\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><strong>Soltanto quando era possibile parlare appartati <span lang=\"FR\">ci si rendeva<\/span> conto di che cosa avesse significato vivere a Kabul sotto i governi <span lang=\"FR\">\u00a0<\/span>dei predecessori di Najib<\/strong>: Amin, <span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u201c<\/span><span lang=\"NL\">il Pol Pot afgano<\/span><span lang=\"FR\">\u201d <\/span>e Karmal. L&#8217;<strong>oppressione<\/strong> della polizia segreta, gli <strong>arresti<\/strong> di decine di studenti, le <strong>perquisizioni<\/strong> di notte nelle case, le <strong>torture e le esecuzioni senza processo<\/strong>, la caccia <span lang=\"FR\">casa per casa ai<\/span> mujahidin. Una ragazza ricordava quando i soldati bloccarono un autobus e fucilarono sul posto i passeggeri maschi. Un&#8217;altra le violenze subite dalle donne e i furti durante le perquisizioni.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Uno studente, con le mani tremanti, sembrava interpretare il pensiero della maggioranza: <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Molti miei amici sono stati uccisi in battaglia o sono a combattere con <strong>i mujahidin<\/strong>. Purtroppo i mujahidin sono divisi e non sanno come andare avanti in questa guerra. Ma il nostro cuore \u00e8 con loro. <strong>Sono i veri patrioti, perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>vogliono che i russi se ne vadano<\/strong>. E&#8217; vero, il clima \u00e8 un po&#8217; cambiato. Crediamo che la pace e la riconciliazione nazionale siano l&#8217;unica soluzione possibile, ma Najib non pu\u00f2 farcela da solo\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Asadullah Habib, da cinque anni rettore dell&#8217;universit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>e presidente dell&#8217;unione degli scrittori, era una voce ufficiale, ma utile per capire come stavano andando le cose. <span lang=\"FR\">\u00abL&#8217;universit<\/span>\u00e0 \u00e8 gratuita per tutti da prima della rivoluzione. Gli studenti pi\u00f9 poveri ricevono anche un piccolo salario e i vestiti. Ma la guerra ha tagliato i fondi e ha aperto ferite profonde. Molti giovani hanno abbandonato gli studi per il servizio militare. Altri hanno dovuto sostenere la famiglia o sono andati a combattere con i ribelli. Sotto il governo di Karmal cinque professori sono stati arrestati, ma tre sono stati recentemente liberati e hanno ripreso il loro incarico. Abbiamo chiesto che anche gli altri due vengano rilasciati. Non ci risulta che ci siano ancora studenti in prigione\u00bb<span lang=\"FR\">. \u00ab<\/span>Per 7.600 iscritti, soltanto 680 professori: troppo pochi e, senza la pace, non possiamo stabilire rapporti stabili con tutti i Paesi, compresi quelli occidentali. Noi manderemmo volentieri i nostri ragazzi a specializzarsi anche negli Stati Uniti: non ci sono preclusioni. Abbiamo fatto tanti errori <span lang=\"EN-US\">\u2014 <\/span>ammette il dottor Habib <span lang=\"EN-US\">\u2014 <\/span>ma non \u00e8 mai stata tentata un&#8217;egemonia culturale. Dai russi abbiamo ricevuto aiuti e tecnologia perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>i Paesi occidentali ci hanno abbandonato, ma non abbiamo mai ricambiato con corsi di marxismo\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span class=\"Nessuno\"><span lang=\"FR\">A <\/span><\/span><span lang=\"FR\">Mazar-i-Sharif, partecipai con un gruppo<\/span> di giornalisti<span lang=\"FR\"> a un incontro<\/span> organizzato dal governo per dimostrare che la guerriglia finanziata dall&#8217;imperialismo americano era stata sconfitta. <span lang=\"FR\">Ma i <\/span>mujahidin appostati sulle montagne volevano dimostrare il contrario, per la causa e per Allah, <span lang=\"FR\">lanciando<\/span> missili sugli aerei militari russi.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Arrivai a Mazar-i-Sharif, quattrocento chilometri a nord di Kabul, ultimo avamposto militare al confine con l&#8217;Unione Sovietica. Nella sala d&#8217;attesa, fra le mosche che si azzuffavano sulle lattine di aranciata vuote, il grande ritratto di Gorbaciov appariva sui manifesti accanto a leader locali che agitavano il Corano. La propaganda e il cattivo gusto riuscivano a raggiungere vette insospettabili. Il barbone di Marx vicino ai turbanti, muscolosi operai da realismo socialista, praticamente inesistenti da queste parti, immortalati nei poster con fondali di moschee, bandiere rosse e bandiere verdi che sventolavano inutilmente sulla distruzione di un popolo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span lang=\"FR\">Tre \u00abAntonov 26<\/span>\u00bb, bimotori ad elica, si alzarono con un movimento a spirale fino a raggiungere i seimila metri di sicurezza, fuori dalla portata degli Stinger, i lanciarazzi che gli americani regalavano alla guerriglia. Interminabili minuti in cui, dal finestrino, rivedevo la scena vista tante volte dal balcone dall&#8217;albergo Intercontinental. Dalla pancia dell&#8217;Antonov russo uscivano decine di razzi luminosi che avrebbero dovuto fare da scudo ai missili made in Usa.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Scena che si ripeteva ogni volta che l&#8217;aereo sorvolava villaggi sperduti, fiumi in secca e catene di montagne mozzafiato, le nevi eterne del Solan. Dall&#8217;alto, si intravedevano centinaia di crateri aperti dalle bombe. E, pi\u00f9 lontano, le gole dove i mujahidin <span lang=\"FR\">avevano intrappolato<\/span> gli inglesi al tempo delle colonie e le strade tutte curve dei romanzi di Kipling che sembravano voler raggiungere la cima del mondo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><strong>Nessuno potr<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>mai controllare queste valli immense senza consenso<\/strong>. I russi cominciavano a capirlo.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">I mujahidin portavano i nuovi missili Stinger dal Pakistan fino alla periferia di Kabul. La capitale era praticamente circondata. Il pilota sorrideva: <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Sono musulmano, non comunista. Se arriva il colpo non te ne accorgi nemmeno e sei nel regno di Allah\u00bb. Noi laici cercavamo sicurezza nell&#8217;ironia di un collega di Hanoi, due fratelli vietcong morti, al quale queste esperienze non davano pi\u00f9 alcun brivido. <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>In guerra hai sempre quattro possibilit<span lang=\"FR\">\u00e0<\/span>: di non essere visto, di non essere colpito, di venire soltanto ferito e di<span lang=\"FR\">\u2026 \u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Mazar-i-Sharif era una citt<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di cinquecentomila abitanti. Pastori, donne, bambini e vecchi. Case basse dello stesso colore del deserto, circondate da muretti <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>per proteggere le donne e gli animali\u00bb, e, in mezzo la pi\u00f9 bella moschea dell&#8217;Afghanistan con le volte di smalto azzurro. <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>I mujahidin volevano farla saltare. Ma abbiamo scoperto in tempo le bombe collocate all&#8217;interno. Altre moschee sono state attaccate. Ora stiamo restaurando moschee e ricostruendo le scuole\u00bb, mi diceva il funzionario del regime, il quale sembrava aver appreso bene la lezione da impartire ai giornalisti. Attorno alla citt<span lang=\"FR\">\u00e0<\/span>, vecchi fortilizi coloniali che traboccavano di soldati e villaggi per lo pi\u00f9 abbandonati. Per il caldo opprimente le brande stavano fuori all<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>aria aperta. Spuntavano dai balconi, dai cortili, dalle torrette di guardia. Le difese e lo spopolamento lasciavano capire che la guerriglia era arrivata anche in questo paesaggio da <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>deserto dei tartari\u00bb, dove le autoblindo arrancavano nella polvere e i soldati russi scrutavano le cime delle montagne aspettando l<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>assalto.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Girando nel bazar, si capiva che i progetti dei sovietici e dei loro regimi fratelli si spegnevano gi<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>fuori Kabul, indipendentemente dall&#8217;effetto della &#8220;guerra santa\u00bb dei mujahidin. Qui <strong>l&#8217;Afghanistan pi\u00f9 chiuso e tradizionale non era stato nemmeno scalfito dalle velleit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>moderniste e dall<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>ideologia socialista<\/strong>. Non una sola donna girava a capo scoperto e il burka nascondeva il viso della razza pi\u00f9 bella del Paese, l&#8217;uzbeca e la turco-mongola. I bambini e gli uomini sorridevano timidi e gentili, come per ingraziarsi uno straniero che non avevano mai visto e che poteva essere sempre pericoloso.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Visitai le rovine dell&#8217;antica citt<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>di Balkh che la leggenda vuole <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>madre di tutte le citt<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>del mondo\u00bb e simbolo di stragi che si ripetono nei secoli senza insegnare nulla a nessuno. Rasa al suolo da Genghis Khan che stermin\u00f2 la popolazione, era poco pi\u00f9 di un villaggio amministrato da ex mujahiddin passati dalla parte del governo. Abdul Qader, con una sessantina di uomini armati, era il sindaco, il padre padrone, il boss. Tutto come prima, solo che sparava dalla parte opposta. In pratica, i dirigenti di Kabul avevano riscoperto i metodi della monarchia: massima autonomia, potere, stipendio e persino armi al capi trib\u00f9 locali per garantirsi la sicurezza dei territori meno controllabili. E oppio per tutti.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">A Qui Mohammad, un villaggio di seicento famiglie, provavo a fare queste domande ai mujahidin pentiti. Gli occhi smarriti, gli abiti eleganti rispetto al resto della gente, un tocco di ridicolo come il cinturone delle pallottole portato sopra il panciotto di vigogna, alla maniera dei capi indiani che passavano dalla parte degli yankee. Annotai la traduzione, per quel che valeva: <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Abbiamo vissuto per cinque anni sulle montagne, lasciando qui le nostre donne e i nostri figli. Abbiamo assaltato e bruciato villaggi e abbiamo anche sparato. Insomma, ubbidivamo agli ordini dei nostri capi. Ma ora \u00e8 in vigore l&#8217;amnistia. Nel nostro gruppo c&#8217;erano degli istruttori francesi che ci insegnavano ad usare i lanciamissili. No, non sappiamo il francese. Erano i francesi che parlavano la nostra lingua&#8230; Non ha pi\u00f9 senso combattere, perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>i soldati sovietici presto se ne andranno e qui torner<span lang=\"FR\">\u00e0 la pace. C&#8217;<\/span>\u00e8 bisogno di lavoro, di pensare al raccolto e al bestiame\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Un vecchio che dicevano avesse superato i centodieci anni, con la barba bianca arrotolata sotto il mento e il <span lang=\"FR\">\u00ablunghi<\/span>\u00bb, la striscia di tela attorno alla testa, non aveva mai lasciato il villaggio. Era rimasto, con le donne e i bambini, in un piccolo mondo sconvolto ma immutabile di secoli che, come lui, sembrava voler resistere ancora una volta a tutto: alle invasioni, alle guerre, alle ideologie, alle follie rivoluzionarie, alle <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>contaminazioni\u00bb dell<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>occidente. Si avvicin\u00f2 senza parlare, mi salut\u00f2 chinando il capo e portandosi la mano al cuore, ripetendo i gesti eterni dell&#8217;ospitalit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>e della pace.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Un giovane contadino arrancava sulle stampelle. Era saltato, come tanti, su una mina. Con orgoglio, alz\u00f2 la tunica e mi fece vedere il moncone di una gamba tagliata sotto il ginocchio. A gesti fece capire che anche lui aveva combattuto sulle montagne di Mazar-i-Sharlf. Lui non serviva pi\u00f9 <span lang=\"FR\">n\u00e9 <\/span>alla guerra santa n<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>alla rivoluzione kabulista.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">Un intellettuale dissidente mi ricevette con la preghiera di non pubblicare il nome. La sua testimonianza, riletta oggi, \u00e8 illuminante degli sviluppi successivi. <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>La presenza sovietica \u00e8 stata soltanto militare. <span lang=\"FR\">I<\/span> nostri dirigenti hanno preteso di cambiare tutto, credendo che il popolo afghano potesse capire il socialismo. Siamo in un Paese profondamente religioso e molto complesso. Ogni decisione \u00e8 delicata e va studiata a fondo, con prudenza. Nessuno \u00e8 mai riuscito a colonizzare gli afghani, perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>le aggressioni esterne ci hanno sempre unito. Se si spezza il pane con un afghano si diventa amici per sempre, ma non sopportiamo i torti. Siamo gentili, ma orgogliosi. Terribili, a volte. Il popolo \u00e8 contrario ad ogni forma di estremismo e di ideologia collettiva. Anche i mujahidin pi\u00f9 radicali sono comunque destinati a fallire. Nella nostra gente contano soltanto i clan e le famiglie, lo spirito individualista, indipendente. Forse \u00e8 il momento buono per la riconciliazione, perch<span lang=\"FR\">\u00e9 <\/span>tutti, da una parte e dall&#8217;altra, sono stanchi di combattere. Le famiglie sono divise da troppo tempo. Anche molti profughi, che in Pakistan hanno trovato un lavoro o si sono inseriti nel nuovo Paese, vogliono tornare. Siamo un popolo di nomadi e di pastori, ma attaccati alla nostra terra e alla nostra casa. I russi aiutano l&#8217;esercito regolare, intervengono, bombardano, tuttavia questa resta una guerra fratricida, fra trib\u00f9 e famiglie che spesso hanno un figlio nel partito e un figlio con i mujahiddin. E&#8217; il momento di dire basta. Purtroppo, la storia dimostra che in Afghanistan \u00e8 facile entrare da ogni parte ed \u00e8 difficile uscirne\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><strong>Un vecchio saggio mi regal\u00f2 un&#8217;altra facciata incredibile di un Paese, in cui feudalesimo e analfabetismo cominciavano a convivere con la cultura e l&#8217;industria. Il problema \u00e8 che in mezzo, ancora oggi, non c&#8217;\u00e8 <span lang=\"FR\">nulla,<\/span> soltanto guerra<\/strong>. Abdurrahim Majid, nonostante la malattia che lo aveva costretto a lunghi soggiorni in cliniche americane, era il proprietario della fabbrica afghana della Coca Cola. Fabbrica privata che aveva resistito alla rivoluzione socialista come il fisico del suo padrone. Duecento operai, in gran parte esentati dal servizio militare, e una ventina di donne impegnate, come gli uomini, alla catena dell&#8217;imbottigliamento. Dodicimila bottiglie all&#8217;ora che finivano al bazaar e persino sulle tavole delle riunioni ufficiali.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\"><span lang=\"FR\">\u00ab<\/span><span lang=\"DE\">Har Cheez ba Coke behtar meshawad<\/span>\u00bb, tutto va meglio con Coca Cola, era lo slogan scritto sui camion e lanciato dalla televisione. Come in tutto il mondo, resisteva alle ideologie e all&#8217;lslam, solo che qui la pubblicit<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>alla bevanda imperialista suonava come un augurio grottesco. Majid, ex ministro durante la monarchia, mai iscritto al partito di governo, era diventato membro del consiglio rivoluzionario su invito del leader Najib. Un governo debole aveva bisogno di uomini intelligenti e di dimostrare che il sostegno all&#8217;iniziativa e alla propriet<span lang=\"FR\">\u00e0 <\/span>private non era uno slogan. <span lang=\"FR\">\u00ab<\/span>Non sono comunista, do buoni consigli per rimediare agli errori del passato, fatti da gente arrivata al potere senza esperienza, senza conoscere il proprio popolo. Il Corano dice: &#8220;Se qualcuno viene sulla tua terra \u00e8 tuo dovere combattere per mandarlo via&#8221;. Allora potremo diventare una vera democrazia, dopo questi anni tremendi. Adesso speriamo in Najib. E&#8217; un patriota che vuole bene alla sua gente. Ma deve dire ai russi di andarsene\u00bb<span lang=\"FR\">.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p class=\"Default\">I russi partirono. L<span dir=\"RTL\" lang=\"AR-SA\">\u2019<\/span>Afghanistan del dopo talebani aspetta ancora la pace.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kabul, giugno 1987 Nel 1984 l\u2019Armata Rossa conta 150 mila uomini e, come gli americani in Vietnam, pratica la politica della terra bruciata. Centinaia di migliaia di afgani lasciano il Paese. Quando i russi cominciano il ritiro, nel 1989, avevano perso sul campo 15 mila soldati. 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