{"id":12967,"date":"2017-03-24T16:55:10","date_gmt":"2017-03-24T15:55:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.massimonava.it\/?p=12967"},"modified":"2017-04-24T16:04:05","modified_gmt":"2017-04-24T14:04:05","slug":"sessanta-sono-pochi-riflessioni-sul-trattato-di-roma-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.massimonava.it\/?p=12967","title":{"rendered":"\u201cSessanta sono pochi\u201d, riflessioni sul trattato di Roma"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Non \u00e8 questa l\u2019Europa che abbiamo sognato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Le domande all\u2019ordine del giorno. Ci sar\u00e0 la fine dell\u2019euro? Anzi: \u00e8 auspicabile la fine dell\u2019 euro? Basteranno gli interventi della Bce ? Chi \u00e8 pi\u00f9 responsabile del disastro: gli Stati cicala o gli Stati formica o entrambi, i primi per irresponsabilit\u00e0 e incompetenza, i secondi per miopia ed egoismo? Pu\u00f2 essere positivo \u2013 \u00e8 il caso di dire \u201cin fin dei conti\u201d \u2013 che i peggiori allievi, quelli che non fanno i famosi compiti a casa, vadano per la propria strada? Oppure bisogna ritornare a Keynes, all\u2019intervento pubblico, dopo il dramma sociale provocato dalle politiche di austerit\u00e0? Sono domande con risposte ambivalenti, talvolta rassicuranti, talvolta disperate, che nascono da interpretazioni di processi economici, politici, sociali in corso e che possono subire svolte impreviste, rallentamenti, accelerazioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Proviamo a immaginare lo scenario politico europeo rispetto ai risultati elettorali in diversi paesi, rispetto alla Brexit e alle presidenziali in in Francia, con la minaccia del Front nazional (gi\u00e0 oggi primo partito) di Marine Le Pen all\u2019Eliseo. La Francia di oggi non \u00e8 pi\u00f9 una delle colonne portanti del sistema, ma sarebbe un fattore decisivo di disgregazione se fosse guidata da una personalit\u00e0 che ha fatto dell\u2019uscita dall\u2019euro e del ritorno alle frontiere nazionali (fisiche ed economiche) il fulcro del proprio programma elettorale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E\u2019 utile comprendere cause, ritardi, ostacoli che hanno portato a questa situazione. Non per elaborare soluzioni miracolistiche che non esistono o arricchire di altre voci il dibattito su cui si misurano da tempo esperti, economisti, leader politici di varia tendenza e nazionalit\u00e0, i quali spesso finiscono per affermare un punto di vista nazionale, anzich\u00e9 una visione d\u2019assieme. Comprendere l\u2019insieme delle cause serve a ritrovare una prospettiva comune, popolare, accessibile, condivisa.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Occorre rimuovere il principale ostacolo che consiste nella scarsa consapevolezza della posta in gioco che si avverte nelle opinioni pubbliche, nelle classi dirigenti dei singoli Paesi, nelle nuove generazioni, in circoli economici e in correnti culturali ed editoriali in cui cominciano ad avere successo le tesi del \u201cbene\u201d comune nazionale contrapposto a un destino sovranazionale. Sono rare le voci in controtendenza per denunciare i pericoli che stiamo correndo. E non incidono, non seducono, in quanto sembrano ripetere un leit-motiv che \u00e8 poi il riflesso del pensiero dominante nei circoli europei : non c\u2019\u00e8 alternativa all\u2019Europa, l\u2019Unione ha garantito settant\u2019anni di pace, siamo pi\u00f9 ricchi con la moneta unica, e via di questo passo. Tutto vero, naturalmente. Ma non sufficiente a provocare una scossa.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Per valutare il divario fra messaggio ufficiale e sensibilit\u00e0 popolare, basta citare un\u2019intervista di Jean Claude Juncker al francese Figaro all\u2019indomani delle elezioni greche per rispondere all\u2019eventuale richiesta di moratorio del debito : \u201cL\u2019Europa si fonda su una dottrina, su accordi, su una giurisprudenza\u201d. Punto a capo. Peccato che quando \u00e8 convenuto cambiarli, gli accordi, ci\u00f2 sia stato fatto. Peccato che proprio Juncker abbia governato e rappresentato un Paese, che non ha certamente fatto la storia di un\u2019Europa coesa, solidale, integrata e che ha soprattutto pensato a curare i propri interessi bancari, finanziari, fiscali.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il baratro \u00e8 culturale, prima ancora che politico. E rimanda al drammatico ritardo delle classi dirigenti e delle opinioni pubbliche nazionali nel comprendere la dimensione e i contenuti della sfida planetaria che l\u2019Europa sta perdendo : sfida demografica, sfida tecnologica, sfida anche morale, nel senso che altri popoli, altre potenze, altre Nazioni emergenti hanno pi\u00f9 determinazione, pi\u00f9 coesione, forse anche pi\u00f9 fame dei popoli e dei Paesi europei. I cittadini degli Stati europei erano il 20 per cento della popolazione mondiale all\u2019inizio del Novecento, oggi poco pi\u00f9 del 7 per cento. Percentuale che scender\u00e0 al 4 per cento fra meno di un secolo. Entro trent\u2019anni nessun Paese europeo potrebbe pi\u00f9 far parte del G7 e avere grande voce in capitolo sulla scena internazionale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">E\u2019 questa nuova consapevolezza che potrebbe farci andare oltre la pi\u00f9 grave crisi economica e finanziaria degli ultimi anni e che \u00e8 molto pi\u00f9 decisiva delle diatribe sui bilanci degli Stati, dell\u2019antagonismo fra Paesi \u201cvirtuosi\u201d e Paesi \u201classisti\u201d, del ritornello sulle riforme strutturali : da tutti indicate come necessarie, ma periodicamente connesse a scadenze elettorali e quindi al consenso. Consenso che pu\u00f2 essere pi\u00f9 o meno ampio, come nel caso di Angela Merkel, ma che resta comunque condizionato dalla volubilit\u00e0 dell\u2019elettorato, dall\u2019allentamento dei tradizionali legami fra cittadini e partiti politici, dal moltiplicarsi dell\u2019offerta politica, dal ruolo non adeguato dell\u2019informazione, dal prevalere nelle circostanze pi\u00f9 varie, di fattori emotivi e messaggi propagandistici che hanno inevitabilmente pi\u00f9 presa sulla \u201cgrigia\u201d quotidianit\u00e0 delle cose possibili.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Come antidoto al populismo distruttivo, non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente raccontare ai giovani che l\u2019Europa \u00e8 il migliore dei mondi possibili, essendo sorto dalle macerie di due guerre e dalla pace fra Francia e Germania. Non \u00e8 pi\u00f9 accettabile sentire dire che il nostro welfare, in cui sono cresciute almeno due generazioni, oggi \u00e8 incompatibile con la competitivit\u00e0 internazionale e la globalizzazione economica. Ed \u00e8 umiliante constatare che i sacrifici, gli aumenti delle tasse,\u00a0 i risanamenti dei bilanci pubblici non garantiscano pi\u00f9 il welfare e non abbiano riportato crescita, benessere, occupazione, certezze sul futuro.\u00a0 I dati economici, dal 2008 in poi, sono peggiorati.\u00a0 Paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l\u2019Italia hanno perso decine di punti di Pil in pochi anni. La disoccupazione \u00e8 cresciuta. Di fatto si \u00e8 dovuto ammettere che l\u2019Europa \u00e8 entrata, salvo eccezioni, in recessione tecnica. I prezzi sono continuati a scendere, parallelamente alla perdita di potere d\u2019acquisto di ampie masse di consumatori. I debiti sono aumentati in un circolo vizioso di prestiti, spread oscillanti e pagamento d\u2019interessi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Questo dimostrerebbe non solo che le cure erano probabilmente sbagliate ma anche \u2013 il che \u00e8 pi\u00f9 grave \u2013 che non erano adatte al particolare tipo di paziente. L\u2019aspirina pu\u00f2 essere un buon rimedio per il raffreddore, ma difficilmente il raffreddato guarir\u00e0 in una casa senza riscaldamento o continuando a non coprirsi. E\u2019 probabile che da un aereo in panne sia consigliabile gettarsi nel vuoto, ma possibilmente con un paracadute.\u00a0\u00a0 Non c\u2019\u00e8 bisogno di raffinate menti di economisti per comprendere che sono le basi stesse del sistema chiamato Europa che non possono reggere l\u2019urto di crisi cos\u00ec pesanti e probabilmente ricorrenti e che quindi vanificano sia le cure sia i sacrifici. N\u00e9 d\u2019altra parte si pu\u00f2 trascurare il fatto che il sistema Usa abbiamo superato la crisi e abbia ritrovato crescita e occupazione. Se non si vuole concludere che gli americani sono pi\u00f9 intelligenti e pi\u00f9 preparati degli europei, occorre riflettere sulle differenze di funzionamento, sulla capacit\u00e0 d\u2019innovazione, sulla coesione nazionale, sul ruolo della Federal Reserve.\u00a0 In questi ultimi due anni, sfidando veti e ostacoli di ogni genere, Mario Draghi ha sostanzialmente comperato tempo, non avendo n\u00e9 i poteri n\u00e9 il consenso per avviare strategie pi\u00f9 incisive e pi\u00f9 risolutive. Non \u00e8 pensabile risanare i bilanci degli Stati, rilanciare la crescita, recuperare competitivit\u00e0 delle imprese, imporre sacrifici, tagliare rendite e posizioni di privilegio senza modificare appunto le basi del sistema che non potr\u00e0 che riprodurre in questo modo che squilibri e debito. Questo non significa soltanto dovere riflettere su ruolo e poteri della Banca centrale. Occorre riequilibrare le condizioni di sviluppo e di reddito degli Stati che adottano la stessa moneta. Occorre pensare l\u2019Europa in senso federale, quindi con meccanismi di sussidiariet\u00e0 ben pi\u00f9 incisivi dei sussidi alle regioni depresse. Occorre un forte rilancio della domanda interna dei singoli Paesi e all\u2019interno dell\u2019Unione, con una decisiva correzione di rotta delle tendenze attuali : la competitivit\u00e0 \u00e8 funzionale alle esportazioni e, per quanto riguarda in particolare la Germania, la competitivit\u00e0 \u00e8 funzionale anche alle esportazioni nel resto dei Paesi dell\u2019Unione. Un\u2019eventuale fine dell\u2019euro e comunque un ritorno a forme di protezionismo nazionali sarebbe mortale per l\u2019economia tedesca.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Occorre, in estrema sintesi, proporre un modello nuovo, seducente e al tempo stesso basato su prospettive reali di lavoro, di crescita, di soddisfazione personale e collettiva. Non \u00e8 banale ricordare che negli Stati Uniti la ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 considerata una sorta di diritto dell\u2019individuo, al pari dei diritti universali. Cos\u00ec come non \u00e8 superfluo ricordare, secondo la filosofia greca (ma anche secondo il pensiero di tanti padri nobili), che la speranza \u00e8 un formidabile fattore di cambiamento. A condizione che il progetto, per quanto ambizioso, fantastico, complicato, sia credibile e convincente. E che le analisi della situazione che si vuole affrontare siano corrette e condivise.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">L\u2019Europa \u00e8 questione di narrazione. Fra le due narrazioni predominanti e opposte (irresponsabilit\u00e0 contro rigore) dovrebbe emergere una terza narrazione che non pu\u00f2 essere una mediazione tecnica o ideologica fra le due \u2013 come sembra profilarsi oggi con il piano Juncker, con l\u2019QE della Bce e con qualche concessione imposta dall\u2019esito delle elezioni americane \u2013 bens\u00ec rappresentare una discontinuit\u00e0 forte, un salto a piedi uniti nel futuro. Prima che \u2013 anzich\u00e9 nel futuro \u2013 si precipiti nel baratro, occorre concludere che il modello istituzionale, fiscale ed economico, cos\u00ec come \u00e8 oggi, non pu\u00f2 funzionare a prescindere dai correttivi che venissero introdotti sotto la spinta dell\u2019emergenza e sempre sull\u2019altare di compromessi al ribasso.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La nuova narrazione deve nascere dalla consapevolezza del baratro. E soltanto un cieco oggi non vede che, sullo scenario della crisi finanziaria di questi anni, si sono inserite tre eccezionali minacce in qualche modo collegabili \u2013 che rischiano non solo di aggravare la crisi stessa, ma addirittura di far precipitare in modo irreversibile tutto l\u2019impianto istituzionale e politico della \u201ccasa europea\u201d. Questo non significa rischio di uscite pi\u00f9 o meno pilotate dalla moneta unica, eventualit\u00e0 remota che sembra pi\u00f9 oggetto di dibattiti e speculazioni in politichese, bens\u00ec rischio di disgregazione politica, venendo a mancare le basi stesse di una \u201cgovernance\u201d continentale, sostituita da un sostanziale rafforzamento delle prerogative degli Stati nazionali riguardo a frontiere, fiscalit\u00e0, spesa pubblica.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Le \u201ctre bombe a orologeria\u201d sull\u2019Europa di oggi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Gli attentati di Bruxelles e Parigi, con l\u2019ondata di emozione che ne \u00e8 seguita, hanno aggravato in modo drammatico alcune delle problematiche al centro del processo europeo : integrazione delle diverse comunit\u00e0 religiose, rapporto con i Paesi arabi e in particolare con il Maghreb,\u00a0 principio della libera circolazione di uomini e mezzi e applicazione\/revisione del trattato di Schengen. La strumentalizzazione politica della vicenda ha ovviamente prodotto una miscela di pregiudizi e luoghi comuni che tende a confondere immigrazione, clandestinit\u00e0, criminalit\u00e0, terrorismo, religione musulmana.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La seconda \u201cbomba\u201d \u00e8 la tensione militare alle porte dell\u2019Europa, dal Medio Oriente all\u2019\u2019Ucraina, con conseguenze a cascata non solo sull\u2019Europa, ma anche sulla Nato e sugli equilibri continentali. Oggi sempre di rivedere il film della ex Yugoslavia : un groviglio di interessi, diritti, attese che sembra un convoglio lanciato a tutta velocit\u00e0 senza direzione e senza conducente. La prospettiva \u00e8 che tutto posso soltanto peggiorare in un contorno di impotenza e rassegnazione. E proprio come al tempo della Yugoslavia, l\u2019Europa \u00e8 spettatrice o attore di seconda fila di guerre civili ai suoi confini.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Tutti sanno che le sanzioni non piegheranno l\u2019ostinazione di Putin, ma soprattutto non serviranno a ottenere dalla Russia la rinuncia a difendere i propri interessi strategici. D\u2019altra parte, non \u00e8 pensabile un allargamento della Nato ai confini dell\u2019Ucraina.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La questione ucraina e la crisi siriana hanno messo in drammatica evidenza l\u2019inconsistenza di una politica estera comune. Inconsistenza aggravata da disaccordi e peggio ancora accordi sottobanco in materia di sanzioni. Fra i \u201cduri\u201d polacchi e i \u201cmorbidi\u201d italiani c\u2019\u00e8 un\u2019infinita gamma di interessi nazionali che pesano sulla coesione delle capitali europee e sulla stessa applicazione delle sanzioni. Al tempo stesso, c\u2019\u00e8 ambivalenza nei confronti del secondo ex impero riemergente, la Turchia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Fino ad oggi hanno avuto l\u2019effetto di mettere in ginocchio l\u2019economia russa e rafforzare nell\u2019opinione pubblica sentimenti nazionalisti e antioccidentali, senza incidere negli atteggiamenti di Putin e dell\u2019oligarchia al potere. Un dato oggettivo \u00e8 che una Russia isolata e umiliata non conviene a nessuno : n\u00e9 al dialogo internazionale, n\u00e9 agli interessi della maggior parte dei Paesi europei.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">L\u2019immigrazione, la terza bomba, riassume e comprende tutte le altre, poich\u00e9 ha gi\u00e0 messo a nudo l\u2019estrema difficolt\u00e0 dell\u2019Europa di trovare soluzioni comuni ed efficaci.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il dato pi\u00f9 rivelante, rispetto alle questioni europee, \u00e8 che questi fenomeni rafforzano in modo esponenziale il consenso a partiti populisti, xenofobi e soprattutto anti europei. E siccome siamo in regimi di democrazia, i processi elettorali e le scelte politiche dei governi risentono in modo evidente della crescita di questi movimenti. Al di l\u00e0 dell\u2019armamentario propagandistico, talvolta inquietante, essi pongono per\u00f2 un problema che non \u00e8 pi\u00f9 possibile eludere : i ceti popolari e i ceti medi, colpiti dalla crisi, tendono a voltare le spalle ai partiti europeisti di centro sinistra e di centro destra, sostanzialmente percepiti come espressione della classe dirigente che ha imposto una politica di sacrifici rivelatasi persino controproducente e lontana dagli obiettivi prefissati (visto che il debito degli Stati \u00e8 aumentato) e al tempo stesso come espressione socioculturale che in nome del \u201cpoliticamente corretto\u201d non vuole vedere n\u00e9 ascoltare chi paga il prezzo pi\u00f9 alto dell\u2019immigrazione incontrollata, dell\u2019insicurezza delle periferie, della caduta del potere d\u2019acquisto, della pressione fiscale : ovvero i poveri e le classi medio basse. Il fenomeno drammatico di questi ultimi anni, al centro dell\u2019analisi dei politologi di professione, \u00e8 l\u2019attenuazione delle storiche differenze fra destra e sinistra \u2013 o meglio fra partiti di centro-destra e partiti di centro-sinistra \u2013 e l\u2019affermarsi di un\u2019offerta politica nuova, a volte indecifrabile, non sempre collocabile a destra o a sinistra dei parlamenti, che ha come tratti comuni la contestazione delle \u00e9lites al governo e l\u2019opposizione ai partiti tradizionali, bollati come \u201cvecchi\u201d, \u201ccorrotti\u201d, \u201clontani dalla gente\u201d. E\u2019 il caso spagnolo di \u201cPodemos\u201d o del Movimento 5 stelle in Italia. Ma spesso si pu\u00f2 constare che altri movimenti, pi\u00f9 chiaramente definiti \u2013 dal Fronte nazionale francese alla Lega Lombarda, da Syriza all\u2019Alternative fur Deutschland \u2013 per quanto molto distanti sul piano ideologico e culturale \u2013 finiscono per trovarsi dalla stessa parte quando si tratta di contestare l\u2019assetto attuale dell\u2019Europa. E non potrebbe essere diversamente, essendo molto simile, da Paese a Paese, il loro bacino elettorale : ceti popolari, ceti medi decaduti, artigiani, piccoli imprenditori, giovani disoccupati. Fra essi, anche intellettuali ed economisti convertitisi all\u2019idea che l\u2019Europa di oggi e la moneta unica siano una costruzione concepita da potentati finanziari e gestita da una tecnologia non legittimata dal consenso elettorale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Queste che abbiamo chiamato \u201cbombe\u201d potrebbero non esplodere fino alle estreme Al contrario, potrebbero offrire, per vie tortuose e paradossali, l\u2019opportunit\u00e0 di ripensare tutto il sistema e di imboccare la strada della rinascita.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La prima condizione \u00e8 la presa di coscienza della posta in gioco e quindi la ridefinizione complessiva del progetto.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">La seconda rimanda al ruolo, alle politiche, alle posizioni e agli interessi della Germania, motore di tutto, croce e delizia a seconda dei punti di vista, condizione necessaria all\u2019Europa, ma non sufficiente.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 questa l\u2019Europa che abbiamo sognato. 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