Pentimento o rimorso

È interessante notare come i principali quotidiani nonché settimanali e fogli più o meno autorevoli comincino a preoccuparsi seriamente del pericolo rappresentato dal governo pentaleghista a trazione Salvini. Un’alleanza raffazzonata di “in”, ossia intolleranza, incompetenza, incapacità. Da alcuni commentatori, soprattutto televisivi, ci si aspetterebbe anche un’autocritica. Questo governo è anche il frutto di dieci/quindici anni di sistematico massacro di tutto ció che si coniuga con le parole politica e partito, di qualsiasi tendenza e colore. Nel tritacarne sono finite anche le istituzioni, le cosiddette èlites, i programmi, le amministrazioni locali, i disonesti e i corrotti, ma anche gli onesti e i volenterosi. Un tutto indistinto che ha confuso il dibattito con la satira, la realtà con la fantasia, la critica con l’ideologia, la polemica con la delegittimazione generale. È già molto tardi per raccogliere i cocci. Nel vuoto, si sono inserite le cosiddette forze nuove, certamente in buona parte animate da sani propositi e buona volontà, ma il loro passaggio traumatico non ha rigenerato il sistema, bensì esaltato i più abili e spregiudicati nel parlare alla pancia della gente.
C’era una volta uno sciocco caporale austriaco che sparava cazzate nelle birrerie bavaresi……

Ecco alcuni estratti.

Angelo Panebianco,  Corriere della sera
Le poche settimane di vita del governo 5 Stelle/Lega bastano, per Angelo Panebianco sul Corriere della Sera, “a confermare che nelle società complesse l’alternativa alla democrazia rappresentativa non è la democrazia diretta, l’alternativa è invece lo Stato corporativo, lo Stato dominato da alcune (poche) potenti corporazioni”. Nulla di nuovo, in realtà: “lo Stato corporativo appartiene alla nostra storia. La sua forza e la sua presenza sono maggiori in certe fasi e minori in altre. Si manifesta con la maggiore intensità quando le classi politiche parlamentari, fulcro e baricentro della democrazia rappresentativa, sono, per qualsivoglia ragione, deboli, fragili, delegittimate”. “Da questo punto di vista, l’attuale «governo del cambiamento» è un governo della continuità – continua Panebianco -. Solo che la perdurante debolezza della classe politica parlamentare, unita alle ideologie dominanti fra coloro che nominalmente controllano l’esecutivo, sta esasperando certi tratti della nostra tradizione”. Comunque “bisognerà aspettare che giunga a termine l’iter del nostro spoil system, che il ciclo di nomine governative nei vari rami si esaurisca per farsene un’idea definitiva, ma già ora si può dire che il «potere di governo» dell’alta burocrazia e delle magistrature amministrative non sarà minimamente intaccato”.
 
Ezio Mauro, Repubblica
“Quando ha intimato di chiudere i porti italiani alla flotta europea, irritato per lo sbarco a Messina di 106 migranti salvati su un gommone, forse il ministro dell’Interno Salvini non sapeva che si trattava di un’operazione militare di 15 Stati, guidata da un ammiraglio italiano, su precisa richiesta del nostro Paese”. Lo scrive Ezio Mauro su Repubblica, che aggiunge: “o forse, il ministro sapeva benissimo tutto questo, ma ha deciso di ignorarlo, perché lui si muove in una dimensione metafisica, dove la realtà conta meno della sua percezione e il razionale è sovrastato dal fantasmatico”. Salvini, continua Mauro, “vuole portare la questione a Innsbruck, al tavolo dei ministri dell’Interno, inutilmente perché come gli ricorda la ministra della Difesa Trenta non ha nessuna competenza in materia. Ma che importa? Sul piano della realtà i suoi colleghi tedeschi e austriaci stanno pensando addirittura di chiudere le frontiere con l’Italia, perché il sovranismo si morde la coda: anzi in realtà finisce sempre per mordere la nostra”.
 
Marcello Sorgi, La Stampa
“Un esecutore, non un mediatore tra due diversi – molto diversi – partiti della maggioranza e tra due leader e vicepremier dotati di forti personalità”. Questo, ricorda Marcello Sorgi, “è il ruolo che con chiarezza, senza girarci attorno, si assegna il presidente del consiglio Giuseppe Conte”.  E pensa di poter riuscire in quest’incarico proprio perché “non si considera, né vuole diventare, un politico, anzi uno di quei «politici ballerini» canzonati da Milan Kundera”. “I margini assai ristretti di autonomia che gli sono stati assegnati da Salvini e Di Maio (e sono stati sottolineati da tutti gli osservatori come un limite evidente del suo ruolo) non li sottovaluta – prosegue Sorgi commentando un’intervista di Conte proprio a La Stampa -. Semplicemente, ne prende atto, sapendo che quel che gli resta non è poco, a cominciare dai rapporti faccia a faccia con i grandi del mondo, un’esperienza impensabile per un avvocato impegnato fino a due mesi fa in tribunale e nel suo studio, e oggi a tu per tu con Trump (con cui rivendica, forse con un pizzico di illusione, una reciproca, istintiva simpatia), Merkel, Macron, e presto anche con Putin”. Pur auspicando lunga vita al governo e a se stesso come ogni premier, Conte, tra le righe, si rivela consapevole che il suo futuro dipenderà dai rapporti tra Lega e 5 Stelle, formalmente buoni in queste prime settimane, ma potenzialmente esposti al rischio collisione, com’è sempre accaduto in tutte le maggioranze della storia repubblicana”.

10 luglio, 2018|COSTUME|