L’errore di criminalizzare Salvini

Certo la foto di un ministro dell’interno con il mitra in mano nel giorno di Pasqua, nel giorno della strage in SriLanka, nel giorno in cui il Papa fa appello contro l’uso delle armi nelle nostre città, indigna e inquieta. Certo indigna ancora di più il fatto che la foto di Salvini sia stata postata in rete – magari a insaputa del ministro – dal suo consigliere per la comunicazione, peraltro abilissimo, visti i risultati nell’opinione pubblica e il probabile risultato della Lega alle prossime elezioni.

C’è però un’evidente contraddizione fra il consenso a Salvini, così ampio, così plebiscitario e acritico anche nel Sud e l’immagine che ne hanno e che diffondono molti suoi critici, a meno che non si voglia sostenere che più di un terzo degli italiani ami un ministro pistolero, tendenzialmente razzista, tendenzialmente autoritario, tendenzialmente xenofobo, in sintesi, tendenzialmente malavitoso e tendenzialmente fascistoide.

Occorre riflettere sul perimetro, decisamente più ampio e articolato della comunicazione di Salvini, peraltro amplificata in modo esponenziale dai media. Il Salvini con il mitra o il Salvini travestito a seconda dei casi da poliziotto, pompiere, finanziere, tifoso etc, va a intercettare la minoranza di aficionados, mentre il Salvini che chiude i porti, sbraita «prima gli italiani», reclama ordine e pulizia, promette lotta alla criminalità e permette al cittadino di armarsi, intercetta un pubblico molto più ampio, che sente i proclami e le promesse di Salvini perfettamente aderenti ai propri bisogni e ai propri problemi. E’ per questa ragione che il consenso cresce anche in aree tradizionalmente estranee alla Lega e politicamente lontane, come il bacino ondivago dei cinque stelle e persino in aree popolari e di sinistra.

Per questo (non me ne voglia Saviano) credo sia un errore attaccare Salvini a colpi di slogan e definizioni semplificate. Non credo che  Salvini voglia usare il mitra o sia culturalmente fascista e forse nemmeno razzista. Credo invece che sia un leader spregiudicato al punto da usare ogni mezzo per la conquista del potere. Per ogni mezzo, intendo l’uso dei media, i messaggi alla pancia degli italiani, lo sdoganamento dei peggiori sentimenti, la disinvoltura nei confronti di regole e istituzioni, l’uso elettorale della carica che occupa. E su questo punto la critica avrebbe molto da dire e molte occasioni per colpire nel segno. Cominciando a denunciare la distanza siderale fra promesse e risultati. Basti dire, a proposito di migrazioni, che i risultati sono minimi dietro il fumo della chiusura dei porti, dei rimpatri, delle misure contro la clandestinità.

Fumo appunto. Fumo che però continua ad avvolgere i cervelli e le notizie, quelle vere in cui il ministro-Zelig potrebbe perdersi anche travestendosi da giornalista.