La partita libica e il governo giallo verde versus Macron

Mentre il generale Haftar scatena l’offensiva alla conquista del potere in Libia, rendendo fragilissimo il processo di stabilizzazione del Paese e di unità nazionale, il governo italiano si ritrova in un vicolo cieco e non basta avere buone ragioni e legittimi argomenti per uscirne.
Ha ragione il nostro ministro degli interni Salvini quando accusa, nemmeno velatamente la Francia di giocare alla guerra, cioè di sostenere Haftar, anche se Parigi nega di avere dato semaforo verde all’offensiva. E ha ragione più in generale l’Italia quando ricorda che il caos libico non nasce oggi ma comincia con la sciagurata operazione di Sarkozy per ragioni anche inconfessabili (Macron ha riconosciuto l’errore e c’è un’inchiesta aperta a carico dell’ex presidente per presunti fondi neri di Gheddafi) che hanno destabilizzato il Paese e provocato le ondate migratorie di questi anni.

D’altra parte, si rischia di abbaiare alla luna se non si tiene conto di altri dati di fatto:
1) Haftar ha il sostegno di sauditi, emirati, Egitto, Russia e probabilmente anche Cina. Riceve armi e denaro. Gioca anche una partita tutta sua, per sedersi da uomo forte, quale già è, al tavolo delle trattative future. Non è infondata l’ipotesi che sia sentito un po’ meno appoggiato dalla Francia e abbia cercato alleati altrove
2) il governo legittimo di Tripoli è debolissimo, nonostante l’appoggio ufficiale della comunità internazionale e quello, un po’ ingenuo, dell’Italia, che solo tardivamente ha cercato (nei mesi scorsi) il dialogo anche con Haftar
3) avere ragione sul dossier Libia non basta a fare dimenticare gli screzi, i dispetti, gli errori recenti nei rapporti con Parigi su altri dossier e problematiche, dai gilet gialli al voltafaccia sulla Tav. Non è improbabile una ritorsione di Parigi, nel senso che Macron ha colto al volo l’occasione per perseguire gli interessi del suo Paese, in tutta evidenza in contrasto con quelli italiani nella partita del petrolio.

Comunque sia, la partita è delicata e aperta. Bene sarebbe non accentuare la tensione con Parigi. Nel caos o imbroglio libico, per usare un termine ormai entrato a far parte della lingua francese perdiamo tutti, come italiani, come francesi, come europei. Haftar può trovare amici in altre parti del mondo e ben pochi di questi sono davvero amici dell’Europa. Possiamo chiudere i porti, ma non difendere le spiagge.

15 aprile, 2019|INTERNAZIONALE|